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Il Potere Primordiale (1° puntata)


#98 - 3--Scacciombre--Il Potere Primordiale (1° puntata)--2008-06-09 18:05:15

#Fanfiction vincitrice del Concorso Feha Gìbuss 2008;
Autrice: Ram91





La luce era accecante, bianca, pulita e stranamente immobile. In principio, si era presentata come un semplice brillio, piccolo e fragile come una punta di spillo, per poi inaspettatamente ingrandirsi, fino ad avvolgere completamente il ragazzo, mantenendo tuttavia la propria immobilità. In un certo senso, quella luce era simile alla nebbia, irraggiungibile ma in qualche modo tattile, un qualcosa di ultraterreno, che sembrava celare chissà quali segreti, allargandosi lungo le vie della città e impossessandosi dei marciapiedi, ma così lentamente da sembrare costantemente immobile. Era difficile spiegare come potesse muoversi un qualcosa di immobile, se non impossibile, eppure quella luce seguiva proprio questo concetto, come fanno tutte le luci ultraterrene.
La mano sudata di Feha Gibuss stringeva quella ruvida e segnata dal tempo di un Interlocutore, mentre Tenace, fedele al suo nome, non mostrava il minimo segno di paura, dall’alto della spalla del ragazzo.


Mentre il trio entrava nella luce, Feha sollevò nervosamente lo sguardo sull’Interlocutore: ne aveva visti tanti, in quell’ultimo periodo, e l’aspetto fisico di quello che gli stringeva la mano non era diverso da quello degli altri suoi colleghi. Altissimo e altrettanto magro, sembrava uno stretto tronco d’albero dalla corteccia assai elaborata, tanto era rugoso e vecchio, soprattutto il volto, particolareggiato in ogni minima ruga. In effetti, se non fosse stato per i jeans strettissimi – che sottolineavano le lunghe gambe ossute – e il lungo giubbotto in pelle, si sarebbe potuto scambiare per un qualunque nonnetto di novant’anni, senza la gobba, e dotato di un paio di occhi azzurri fin troppo indagatori.


Per quanto ne sapeva Feha, gli Interlocutori erano le anime più vecchie del Limbo, quelle non battezzate, e facevano da tramite tra gli Angeli e gli esseri umani, quando ce n’era bisogno. Quello doveva essere il quinto Interlocutore che Feha vedeva nella sua vita, tuttavia nessuno di quelli che aveva incontrato lo aveva mai accompagnato nell’Aldilà.

Ma questo non era un giorno come gli altri: era il giorno dell’Apocalisse.


Feha strinse il Libro della Profezia al petto, come se avesse paura che la luce glielo volesse portar via. Erano passati ormai molti mesi, da quando, per puro caso, lo aveva trovato, eppure non era ancora riuscito ad aprirlo. Gli Angeli avevano parlato di una chiave, che avrebbe trovato a tempo debito, nel giorno dell’Ultima Prima Battaglia: così dicevano sempre, ogni volta che cercava chiarimenti.


Però, a quanto pareva, quel giorno era arrivato.
“Puoi aprire gli occhi” disse l’Interlocutore, che aveva una voce calda e tranquilla, con una cadenza che ricordava la ruvida pergamena bruciata dalla fiammella di un fiammifero. A Feha parve di sentirne addirittura il calore, e ne fu rassicurato. Anche Tenace sembrò più sereno, e abbaiò in risposta.
Feha aprì gli occhi (che, durante il viaggio, aveva tenuto chiusi, riuscendo però a vedere ugualmente la luce), e ciò che vide lo lasciò ammutolito per parecchi minuti.


Si trovava su una piattaforma circolare, completamente bianca, fatta di un materiale simile al marmo, ma più traslucido, e sembrava emanare luce propria. Dietro di lui, il nulla, e così doveva essere anche per l’alto e il basso: l’unica cosa certa era che, davanti alla piattaforma, galleggiava uno degli edifici più grandiosi che Feha avesse mai visto.


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