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La Paura del Buio (5° puntata)
#159 - 3--Scacciombre--La Paura del Buio (5° puntata)--2008-06-26 18:56:31
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Fanfiction seconda classificata del Concorso Feha Gìbuss 2008;
Autore: Edward91 Parte: 5/7

Dal vortice sbucarono demoni avvolti dalle fiamme che attaccarono gli angeli. Si difesero con tutte le loro forze. Lampi di luce verde schizzarono da tutte le parti. Altre esplosione distrussero torri e vetrate. Il vortice rosso iniziò a formarsi sempre più.
Lior combatteva contro due demoni. Creava scudi protettivi, lanciava saette e palle di fuoco. Feha non pensò a nulla, corse solamente verso la cascata. Con Sagace in braccio che scodinzolava impazzito. Non vide gli angeli cadere sotto i suoi piedi. Non vide nemmeno il demone che per poco lo assaliva. Corse verso la cascata, si tuffò e venne inghiottito dal male e dalle tenebre.
Cadde in una selva oscura, inghiottita dall’oscurità e da movimenti sinistri. Feha non riusciva a vedere alla perfezione ciò che lo circondata. Intravedeva solamente ombre indistinte e contorni di creature malvagie. Prodigò i primi passi verso l’ignoto, seguendo una piccola luce rossastra che si intravedeva in lontananza. Non sentiva più le urla della battaglia, ne le grida di dolore. Il vortice l’aveva condotto in un luogo triste e silenzioso.
Continuò a seguire la luce per un tempo indeterminato, calpestando erbacce e piante morte. Raggiunse uno spiazzo aperto, questa volta più illuminato dei precedenti. In lontananza, coperto dalla nebbia e dalle nuvole che portavano il temporale, si trovava nascosto un castello, le cui torri altissime toccavano quasi il cielo. Feha alzò gli occhi verso l’alto. Non era il cielo che ricordava. Ma un cielo violaceo, coperto da schizzi di luce prodotti dalle esplosioni dei temporali.
La luce scarlatta continuò a proseguire e Feha, che per la prima volta si era accorto della presenza del cane, proseguì. Sagace aveva ancora le ali piumate attaccate sul dorso e non aveva la minima voglia di separarsene.
Più si procedeva verso il castello, più la luce aumentava. Feha raggiunse infine le fondamenta del palazzo. La luce rossa si fermò. Feha procedette cautamente, deciso a scoprire la vera identità della luce. Quando la raggiunse, la luce iniziò a lampeggiare, sempre più velocemente. Un ringhio acuto echeggiò in tutta la piana. La luce divenne nera e dall’oscurità sbucò il volto di un demone. Feha arretrò gridando, cadendo sul terreno umido. Il demone avanzò verso di lui, scoprendo il suo corpo squamoso. Sagace abbaiava impazzito. Feha arretrò ancora strisciando sul terreno, ma il demone non sembrava interessato a lui, ma al cane. Il demone avanzò con odio verso il cane preparandosi ad ucciderlo. Feha amava troppo quel cane per poterlo lasciare in balia di quel mostro. Una strana energia gli percorse tutto il corpo e per la prima volta si sentì veramente pronto. La mente si ampliò e venne a conoscenza della vera identità del territorio in cui si trovava. Il demone si fermò, lo fissò con sguardo vacuo, poi le sue gambe si afflosciarono. Il busto del demone rimase intatto, ma le gambe si erano trasformate in un budino. Feha prese Sagace in braccio e incominciò a correre. Mentre attraversava un lungo viale che portava all’entrata del castello, potè scrutare nell’ombra tutte le creature che vi si nascondevano al suo interno.
Il castello era aperto, le porte spalancate.
Evidentemente la maggior parte dei demoni erano usciti per fronteggiare gli angeli e avevano lasciato il portone aperto per la foga.
Feha appoggiò cautamente Sagace per terra «sta buono e non ti allontanare» il cane abbaiò per tutta risposta.
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