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I Luoghi - Via Cristoforo Gluck


#14 - 4--Scacciombre--I Luoghi - Via Cristoforo Gluck--2006-10-21 02:13:33

#Christoph Willibald Gluck (Erasbach, Baviera, 2 luglio 1714 - Vienna, 15 novembre 1787) fu un musicista e compositore tedesco.


Biografia


Nacque a Erasbach, in Baviera; il padre era sovrintendente alla caccia e alle foreste. Quando questi fu trasferito nel paese di origine, la Boemia, Gluck aveva tre anni.
Gluck ricevette una buona istruzione, prima privatamente, quindi in un collegio gesuita a Komotau dove ricevette le prime lezioni di organo e di clavicembalo.

Proseguì gli studi, probabilmente all'Università di Praga. Ma nella sua vita era ormai entrata la musica, diventando in poco tempo la sua occupazione principale. Suonava l'organo nelle chiese e dava lezioni di canto e di violino. Nel 1736 diviene Kammermusikus del principe Lobkowitz a Vienna. Mentre suonava per il principe, fu ascoltato dal principe Francesco Melzi d'Eril che lo portò con lui a Milano.

In questa città poté perfezionarsi alla scuola del sinfonista Sammartini. La severa preparazione gli permise di avviarsi alla carriera operistica, ottenendo il primo successo con Artaserse (libretto di Metastasio), rappresentata a Milano il 26 dicembre del 1741.

Ebbe ulteriori affermazioni a Venezia, a Crema, a Bologna, a Torino e ancora a Milano.

Seguendo il principe Lobkowitz nei suoi viaggi, ebbe l'occasione di soggiornare a Parigi, conoscendo l'opera francese e le composizioni di Jean-Philippe Rameau. In Inghilterra fece rappresentare La caduta dei Giganti (1746), un'opera composta alquanto frettolosamente; conobbe anche Händel, che lo trattò benevolmente, ma che giudicò la sua opera in modo negativo e riferendosi a lui disse che «s'intendeva di contrappunto quanto il suo cuoco». Il giudizio su quest'ultima opera poteva anche essere giustificato, ma sembra presagire il futuro artistico di Gluck: liberare il melodramma del Settecento dalla tirannia della musica, restituendo valore scenico e letterario al dramma.
Gluck continuò la sua attività di operista di gusto italiano, lavorando quasi sempre con la compagnia Mingotti, attiva in Germania, Olanda e Danimarca.
Nel 1750 rappresentò con successo Ezio e sposò Marianna Pergin, figlia di un banchiere. Il matrimonio gli consentì di vivere agiatamente e di dedicarsi a tempo pieno alla composizione.
Si stabilì a Vienna, dove venne nominato direttore musicale di corte (1754). Torna in Italia, in occasione della rappresentazione di alcune sue nuove opere: La clemenza di Tito (Napoli, 4 novembre 1752), Antigone (Roma, 9 febbraio 1756).



Di questo periodo è lo sviluppo di un nuovo modo di comporre, primo segno di inquietudine, forse dovuto ad una penetrazione dei gusti musicali francesi a corte. Gluck inizia una fruttuosa produzione di opere comiche francesi (1758): L'isle de Merlin e Le faune esclave, rappresentate nel castello di Schönbrunn. Queste sono seguite da L'arbre enchanté del 1759 e Cythère assiégée (libretto di Favart), mentre si raggiunge una relativa perfezione con L'ivrogne corrigé (1760) e con Le cadi dupé (1761).
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Gluck raggiunge la maturità artistica con il balletto drammatico Don Giovanni, che mostra un'intensità espressiva insolita e una ricerca di nuove forme.
Questa situazione fu facilitata dell'incontro con Ranieri de' Calzabigi, da poco giunto a Vienna. Tale incontro avvenne ad opera del conte Giacomo Durazzo, esponente di una famiglia aristocratica genovese che molto aveva dato al teatro, nonché Intendente Generale dei teatri di Vienna, buon conoscitore delle mode teatrali europee e bene informato sugli esperimenti e le novità musicali (si veda: R.Haas, Gluck und Durazzo, Amalthea Verlag - Vienna 1925; A.Valenti Durazzo, I Durazzo da schiavi a dogi della Repubblica di Genova, Principato di Monaco 2004).

La concezione metastasiana del melodramma viene spazzata via dall' Orfeo ed Euridice, rappresentato per la prima volta a Vienna il 5 ottobre 1762. L'opera sbalordì il pubblico per la sua novità, ma lo impressionò anche per la potenza drammatica delle scene e per la purezza dell'ispirazione lirica.



La volontà riformatrice non è ancora del tutto presente in Gluck, tanto che egli ricade nel gusto convenzionale nelle opere successive, scritte in Italia, come per il Trionfo di Clelia (Bologna, 14 maggio 1763), su libretto di Metastasio.
Ad una nuova opera comica francese, La rencontre imprévue o I pellegrini della Mecca (1764), seguono alcune opere minori destinate ad essere eseguite a corte. Dal 1767 Gluck riprende il suo impegno artistico, componendo l'Alcesti, su libretto di Calzabigi, seguita da Paride ed Elena (Vienna, 30 novembre 1770).

In questo periodo, Gluck mira alla conquista del pubblico di Parigi, dove gelosie e timori chiudevano i musicisti locali sulle loro posizioni.



Nel 1772 commissiona a Françoise du Roullet un libretto in francese, tratto dalla Ifigenia in Aulide di Jean Racine, che musicherà ottenendo l'opera Ifigenia, rappresentata a Parigi il 19 aprile 1774. Lo spettacolo destò polemiche interminabili, subito rinfocolate dalla rappresentazione dell'Orphée et Eurydice, rifacimento francese della prima opera di Gluck e Calzabigi.

In Parigi si crearono due posizioni avverse, quelli avversi a Gluck chiamarono a Parigi Niccolò Piccinni, affinché contrastasse la popolarità della sua opera.
All'Opéra, Gluck continua le sue rappresentazioni, con l'Armida (23 settembre 1777), utilizzando un vecchio libretto di Philippe Quinault. In quest'opera si avverte una certa flessione della severità drammatica, forse dovuta allo stile del libretto.



Intanto Piccinni presenta il suo Roland (27 gennaio 1778), utilizzando anch'egli un libretto di Quinault, che lo stesso Gluck avrebbe dovuto musicare. Ma tali opere su libretto di Quinault non riescono ad imporsi e la polemica artistica continua. Di lì a poco, Gluck ottiene un trionfo con Ifigenia in Tauride (18 maggio 1779), ultimo capitolo della sua riforma, su libretto di Guillard.

Ma subito dopo ricade nella leziosità di una mitologia convenzionale, scrivendo Echo et Narcisse (24 settembre 1779).


Trascorre gli ultimi anni della sua vita a Vienna, ossequiato da principi e artisti. Assiste all'ascesa di Mozart, ma protegge il suo rivale, Antonio Salieri, al quale cede il libretto delle Danaidi di Calzabigi.
Tenta invano di scrivere le musiche di scena per il dramma La battaglia di Arminio. La salute gli impedisce di terminare il lavoro. Nel 1781 un attacco apoplettico pone fine alla sua attività di artista. Gluck muore nella sua casa di Vienna. La sua fama rimarrà immutata.



Attività e onorificenze



Nel 1756 riceve la nomina di cavaliere dello Speron d'Oro da Papa Benedetto XIV.



Curiosità


- A Gluck è stato intitolato il cratere Gluck, sulla superficie di Mercurio.


- Sempre a lui è dedicata la via Gluck (per esteso: via Cristoforo Gluck) esistente a Milano. In questa "strada" nacque Adriano Celentano, il quale la ritrasse nella memorabile canzone Il ragazzo della via Gluck

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