Le prime righe dei Libri di Feha Gìbuss
"Feha Gìbuss e il Libro della Profezia"
Edizione Ugo Mursia Editore, Milan, aprile 2007
Prologo
Il processo di Amueddin
Silenzio! Silenzio! » ordinò il Vecchio Giudice. Nell’imponente sala, immersa nella penombra, un pesante martello di bronzo che si librava da solo a mezz’aria s’abbatté sul tavolo.
« Siamo qui oggi » riprese grave, « nella Sala del Giudizio, per dare sentenza all’Angelo Amueddin. Silenzio! »
Tornò la quiete. Sotto i dodici altissimi archi le torce ardeva-no vivide, ma illuminavano bene soltanto la parte superiore del-la sala.
« Si dia inizio al Processo; prego, Avvocangelo Alarotta, a lei la parola » dichiarò il Vecchio Giudice.
« Signori della Corte, Eccellentissimo Giudice, reverendis-simi Angeli tutti; siamo qui oggi a dibattere sulla condanna da infliggere ad Amueddin, colui che ha infranto la Legge! »
Le parole riverberarono cupe fra i palchi, quindi dal nulla emerse la sagoma d’un uomo dal volto severo, inflessibile, ve-stito d’una tunica chiazzata come la pelle del serpente.
« Sono chiamato a domandare a questa Corte l’applicazione fedele della Legge che, da tempi immemorabili, dal giorno che non si può ricordare, governa la nostra vita e la nostra pace. Quest’Angelo, Amueddin, ne ha infranto uno dei vincoli più sacri e per questo deve essere punito. »
Appena l’Avvocangelo dell’Accusa terminò l’arringa d’esordio si sollevò un vivace brusìo di dissenso; i candidi An-geli Custodi, gli Spiriti Benevoli, i possenti Arcangeli guerrieri, gli stimati Vecchi Saggi obbiettavano e vociferavano a voce bassa.[...]
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