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 | Speciali: I tre del Destino (2° puntata) |
Parte: 2/12
«Nonno… spero che esista il paradiso perché se è così… è lì che sei tu ora. Chissà quanti angeli…»
Che bei ricordi… il nonno… il suo adorato nonno che gli raccontava avventurose storie di angeli coraggiosi che sconfiggevano demoni e mostri e vegliavano sugli uomini con la mamma e il papà che ridevano felici… come gli mancava il nonno… era morto pochi anni prima e a volte aveva paura di aver dimenticato la sua voce…
Poi Feha udì un rumore. Veniva da sopra. Spalancò la porta della soffitta. Non c’era nessuno. Era ampia e polverosa. Ma a lui piaceva. Dall’unica piccola finestra entrava molta luce e vecchi mobili erano accostati lungo le pareti. La polvere danzava nela luce dorata. Ma non c’era nessuno… strano.
Si mise a rovistare qua e là. Senza cercare. Dopo un po’ gli capitò tra le mani un libro, dalla copertina di cuoio nero intarsiata… con oro?
«Impossibile, dev’essere falso.»
Non c’era nemmeno un granello di polvere sul volume mentre qualsiasi altra cosa ne era ricoperta. Ripensò al rumore che aveva sentito, gli era sembrato un fruscio… come di pagine sfogliate. Ma Feha era solo.
Si sedette sul pavimento. Aprì il libro: aveva molte pagine ma erano bianche. Deluso, iniziò a sfogliarlo con noncuranza. Si fermò di colpo. Su una pagina c’era scritto qualcosa.
«Uno solo potrà vincere. Ed egli sarà l’unico detentore del potere. La battaglia infurierà. Uno solo ne uscirà vincitore. L’Emissario rivale è giunto, Feha Gìbuss è invocato…»
«Che? E’… impossibile…»
Sfogliò velocemente il libro. Non trovò nient’altro.
«Magico…»
«Feha! E’ pronta la cena!»
«Arrivo mamma!»
Scese, sedette al tavolo; suo padre non lo guardava.
«Papà?»
«Sì?»
«Cosa pensi di me?»
«Mangia.»
No, lui voleva una risposta.
«Papà?»
«Sì, Feha?»
«Cosa c’è che non va in me?»
«Nulla.»
«E allora perché non mi parli mai, non ti curi più di me, mi eviti sempre?»
«Feha, la cena si raffredda.»
No, così no.
«Al diavolo la cena!» urlò.
«Cosa c’è che non va?! Parchè mi odi?!» e Feha sentì le lacrime cadergli copiose dagli occhi.
Il padre si alzò: «Credevo di conoscervi Feha. Mi sbagliavo.»
E uscì.
«Feha, tesoro…»
«No!» e si scostò dalla madre.
«Ora basta! Ora basta!» urlò e corse di sopra, in camera.
Pianse per un po’, poi si costrinse a tranquillizzarsi. Ricordò la soffitta. Cavò un vecchio zaino a tracolla dall’armadio e ci mise dentro le cose importanti per lui scelte tra le poche che possedeva.
Poi corse in soffitta, un bassotto era seduto dietro la porta.
Fanfiction terza classificata del Concorso Feha Gìbuss 2008; Autrice: reika
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