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 | Speciali: La Paura del Buio (2° puntata) |
Fanfiction seconda classificata del Concorso Feha Gìbuss 2008; Autore: Edward91
Parte: 2/7

Manhattan era sempre scossa da una terribile pioggia, che allagava le strade, i portoni e qualche volta i tetti dei palazzi. L’inverno era così, colmo di vento freddo, pioggia gelata e una terribile tristezza nell’aria.
Dal cielo eruttò una fiamma giallastra, chiarissima, che illuminò per qualche istante le nubi ammassate nel cielo grigiastro. Un angelo dai capelli lunghissimi, biondi come l’oro e dalle vesti immacolate, volò per tutta la città. Attraversò le vie più buie della città, quelle più illuminate, quelle più desolate e brulicanti di gente, fino a giungere a destinazione. D’avanti all’angelo si trovava una finestra avvolta da un alone di pioggia. L’angelo parlò “finalmente l’ho trovato, la mia ricerca ha avuto i suoi frutti. È sicuramente lui, l’energia che emana è potentissima” la voce tradì il suo sesso, era una donna, bellissima. Il vento sferzò con foga, spalancandogli le ali e gettandola contro il vetro. Con un fracasso assordante, sfondò la finestra e rotolò nella stanza. Dal piano inferiore, un gridò sommesso raggiunse l’orecchio esperto dell’angelo. L’angelo brontolò, pulendosi l’abito con delle precise pacche «come al solito, mai una cosa fatta con precisione»
L’angelo si massaggiò il collo “va bene, non ha importanza” sospirò, schioccò le dita e si dissolse, ricomparendo poi di fronte alla porta del bagno.
Jack corse a chiudere la porta a chiave. L’angelo parlò, cercando di sembrare il più docile possibile “sono un amica, non voglio farti del male. Ho bisogno del tuo aiuto, ma se non apri la porta come facciamo a parlare”
Jack gridò “vattene, esci fuori da casa mia, altrimenti sarò costretto a cacciarti con le mie forze!”
L’angelo sorrise “Feha Gìbuss, esci subito di lì!”
Jack spalancò gli occhi, si alzò in fretta e aprì la porta “che cosa mi stai facendo?> chiese allarmato.
L’angelo sorrise raggiante “molto bene, questa è la prova inconfutabile. Sei veramente tu Feha, molto bene, sono felice” l’angelo si accarezzò i capelli “io mi chiamo Laìla, sono un angelo, come vedi”
“Laìla?” Jack arretrò di qualche passo.
Laìla sorrise ancora “non c’è tempo per spiegarti tutto ora, seguimi” con degli ampi cerchi delle mani, creò sulla parete un vortice variopinto “seguimi” attraversò il turbine e scomparve.
Jack rimase abbarbicato al pavimento, non riusciva ne a parlare ne a pensare. La testa dell’angelo ricomparve “ah! Forza, cosa aspetti e porta il cane con te” quando vide l’assoluta confusione del bambino ordinò “Feha Gìbuss, entra subito in questo vortice e porta con te il cane”
Jack prese il cane imbraccio e oltrepassò riluttante il vortice, venendo risucchiato.
Il Magistero di Orumvèis si stagliava contro il cielo notturno, rischiarato dal bagliore della luna e dalla luce splendente delle stelle che brillavano infuocate nel cielo.
Jack e Laila uscirono dal vortice, poggiando i piedi su un morbido tappeto rosso, che percorreva tutto un corridoio buio e stretto, rischiarato solo dalla flebile luce giallastra di qualche candela. Il soffitto era a capriate, le finestre invece erano ad arco. Jack si voltò, scrutando un magnifico rosone decorato in ogni minimo particolare, folgorare in tutto il suo splendore. Il rosone era situato sotto una porta in legno, anch’essa ad arco.
Laila sentenziò “seguimi”
Jack annuì, inoltrandosi nelle profondità del castello. Quando uscirono dal corridoio, si ritrovarono in una sala completamente diversa da quella precedente. Il soffitto era a sesto ogivale, formati da archi sostenuti da pilastri.. Jack alzò lo sguardo verso il soffitto, ammirandone le decorazioni e la notevole altezza. Sebbene l’edificio fosse leggero, riusciva a sostenere le notevoli finestre laterali. Infatti, gli archi ogivali gettavano il proprio peso verso i pilastri, lasciando libere le pareti. Le finestre erano a mosaico, e illuminate dalla luna, gettavano sul pavimento enormi ombre delle immagini che rappresentavano. Jack notò che la raffigurazione dell’angelo predominava nel castello.
Laila sorrise “come vedi, questo è il Magistero di Orumvèis, ed è la sede del Consiglio. Questa sera, ti ho condotto qui, perché il Consiglio vuole parlare con te”
Jack soffocò un grido “perché proprio con me”
Laila rispose “noi ti conosciamo bene e ti abbiamo studiato per parecchio tempo. Sappiamo che hai un piccolo problema con il buio, ma dentro di te, dorme un profondo coraggio. Ora non ti dirò più niente, spetterà al Consiglio informarti sul da farsi”
Ed era proprio vero. Jack in quel momento non aveva paura, solo una strana curiosità. Solo il buio, riusciva a strappargli in una morsa letale tutto il suo coraggio, era più forte di lui.
Laila disse “su, andiamo” salì un’altissima rampa di scale di marmo, fermandosi di fronte ad una porta più grande di quella precedente “molto bene, entra”
Parte: 2/7
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