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Feha Gìbuss e il Libro della Profezia
di Ewn Garaban'
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 Speciali: La Paura del Buio (1° puntata)

Angeli FanFiction Fanfiction seconda classificata del Concorso Feha Gìbuss 2008;
Autore: Edward91


Parte: 1/7


La luna gettava ambigue ombre sul pavimento, formando strane creature che si aggiravano per tutta la stanza. Il rombo delle macchine si alternava con lo scrosciare della pioggia, che sbatteva con forza contro il vetro.
Jack corse sotto le coperte, rannicchiandosi accanto al suo cane «Sagace, questa volta non riuscirò a raggiungere la cucina, ho troppa paura.» Una sirena della polizia echeggiò in tutta la via. Jack gridò, affondando ancora di più sotto le coperte «no, non ce la faccio.»
Sagace abbaiò, scendendo dal letto e iniziando a scodinzolare. Jack fece uscire la testa dalle coperte, facendo schizzare gli occhi in tutti gli angoli bui della stanza. Si tolse completamente le coperte tremando e si infilò le ciabatte ai piedi. Sagace uscì dalla stanza abbaiando, dirigendosi verso le scale che portavano alla cucina. Jack si affacciò, scrutando guardingo il buio assoluto che invadeva la casa. L’interruttore della luce si trovava infondo al corridoio, magari correndo con gli occhi chiusi ce l’avrebbe fatta. Sagace scese le scale. Jack gridò, creandouna specie di gridolino strozzato «aspettami, non lasciarmi solo!»
Jack sospirò, chiuse gli occhi e iniziò a correre a più non posso verso l’interruttore. Quando la lampadina avvampò e la luce scacciò le ombre, Jack potè riposare e riprendere fiato. Seguendo il corrimano con le dita tremanti, prodigò i primi passi verso la cucina. Sagace scodinzolava allegro, del tutto ignaro del grande sforzo del bambino.
Jack si appiattì contro il muro «Sagace, se adesso te ne vai non ti parlo più, hai capito?» disse in tono minaccioso. Strisciando riuscì a raggiungere il secondo interruttore, per poi allungare il braccio e accendere la luce.
Sagace abbaiò divertito, correndo verso l’uscita della cucina e imbucandosi in un altro corridoio, avvolto dall’oscurità.
Jack singhiozzò, trattenendo le lacrime. Chiuse un'altra volta gli occhi e corse verso il corridoio, venendo risucchiato dalle ombre. D’avanti a lui si parò una porta, la fine di quel tragico viaggio. Sagace si acciambellò accanto alla porta. Jack entrò e finalmente potè sigillarsi nel bagno.
Il bagno era illuminato da due lampadine poste accanto allo specchio. Jack si avvicinò, scrutando il suo riflesso. Era un bambino di undici anni, ma ne dimostrava meno, a causa della sua bassa altezza e di quella inarrestabile paura del buio. Ogni sabato sera, Jack doveva lottare contro le sue paure, perché i genitori erano impegnati nel lavoro. Solo grazie all’aiuto di Sagace, il suo cane e il suo unico amico, era riuscito a sopravvivere per tutti quegli anni. I suoi capelli erano castani e li portava in un morbido caschetto. Gli occhi erano azzurri e la pelle chiarissima.
Il bagno era l’unica stanza della casa dove non si sentiva il rombo del vento e della pioggia, l’unico posto dove poteva rilassarsi.
Aprì la porta «su, Sagace, entra!» il cane abbaiò entrando velocemente dalla piccola fessura che il bambino aveva lasciato aperta. Jack si addormentò accanto al cane, steso su un morbido tappetino.

Parte: 1/7

 
 
 
 
 
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